CANTANTE D'AUTO - parte seconda

«Ti giuro che era lei.»

Teo, in mutande sul divano, con un livido sulla fronte e lo sguardo di chi ha visto la Madonna, cerca la fede negli occhi di Florio, che gli crede. «Davvero Teo, ti credo.»

«Sì, con quella faccia.»

«Sul serio. Sai che storia da raccontare stasera alle ragazze?»

Florio, seduto accanto, si morde le unghie. «Però…»

«Però?»

«Però sicuro che ieri, oltre alle birre, non hai fatto altro?»

«Flò, che cazzo! Per favore, te l’ho già detto.»

«Eh scusa, scusa, non te incazzà; mettiti nei miei panni: dici che vai all’appuntamento con lo sponsor e mi torni a casa con un ematoma e la tua cantante preferita. Due domande te le posso fare?»

Teo abbassa la testa, il coinquilino cerca di buttargliela lì con la massima delicatezza. «Senti, ma stasera te la senti di--»

«Sì, sereno, non ti faccio fare figure di merda, potete bere quello che volete.»

Florio si alza in piedi. «Sicuro?»

«Sì sì.»

Gli dà una pacca sulla spalla. «Daje, che c’ho ‘na Gricia speciale che manco li cazzi per--»

«Anche se.» Riprende Teo. «Fare quello che non beve è sempre imbarazzante, lo sai, poi le persone giustamente chiedono, tu devi spiegare, quindi.» Prosegue alzandosi anche lui. «Penso che stasera mi darò una seconda possibilità: una birretta soltanto, come fanno le persone normali.» Gli dà una pacca sulla spalla.

«Solo per sgrassare la Gricia, e sotto il tuo occhio vigile, tranquillo.»


«Davvero rilassati.» Sibila Renée con gli occhi a lampadina.

«Ma io sono calmissima, lo stipendio la Virgin me lo paga comunque.»

Di fronte all’inaspettata risposta della manager, Renée inizia a tirare dentro gli artigli. «Quindi cos’è, sei veramente preoccupata per me?»

Camilla si prende un istante. «Ho visto le storie di Riccardo.» Sorride. «No, è che, mi aspettavo una bugia migliore, tutto qua.»

Anche Renée sorride, sente di potersi fidare e le chiede scusa per la sera prima.

La manager ascolta le sue paure, il sospetto che Riccardo la tradisca, e cerca di scavare ancor di più. «Perché c’è dell’altro, non è solo il suo comportamento a destabilizzarti, no?»

Squilla il cellulare. Camilla lo prende e controlla lo schermo. «Rispondo dopo.»

«No, vai vai, lo so che segui anche altre persone.»

«Solo due minuti.»

Anche Renée tira fuori il suo telefono.

I contatti di Telegram le stanno riscrivendo, oggi ci sono tutti.


«Domani no, non sai mai quando beccarlo uno così.»

Riccardo parla al telefono su una terrazza di Milano.

«Lo so, ma tu quando torni?»

«Mi dai un altro paio di giorni? Dovrei incontrarlo stasera, gli faccio ascoltare il pezzo e gli racconto l’idea, sai che bomba se ci riesco?»

Renée, con la chiamata in vivavoce, alza lo sguardo su Camilla che, concentratissima, le fa cenno di continuare.

«Sì, però mi manchi, ho bisogno di te.»

«Anche tu mi manchi. Fammi solo provare un altro po’, che voglio regalare il prossimo disco d’oro all’amore mio.»

Alla manager si alzano le sopracciglia.

«Cosa ne pensi?» Le chiede Renée quando finisce la chiamata.

«Ti è sembrato sincero?»


«Non lo so e non mi interessa, i carciofi scroccarelli sulla Gricia ce stanno da Dio, punto e basta. Bravo MasterChef del mio cuore.»

Da capotavola, la festeggiata Giulia si alza quanto basta per baciare Florio. Le movenze rallentate del gesto confermano l’aperitivo corposo, ma la festeggiata non è l’unica ad aver cominciato i lavori, tutta la tavolata banchetta in allegria tra vino e Peroni da 66.

Teo, seduto all’altro capotavola, assorbe l’atmosfera in mezzo ad amiche mai viste. Ha deciso di spolverare alcune nozioni apprese in un corso sullo sciamano nascosto nell’attore, nello specifico, sta interpretando l’ascoltatore discreto e attento, partecipe, ma senza forzature. Ruolo complicato, da affrontare con lucidità, e vista la buona performance tenuta nella prima ora di serata, decide di essersi guadagnato il momento.

La sua birretta l’ha quantificata in due bicchieri di plastica quasi pieni, fa allora per afferrare la Peroni ma Florio lo chiama.

«Sì?»

Il coinquilino, spinto dal ruolo di fidanzato della festeggiata, sostenuto da tre birre allungate dai complimenti per la Gricia, si gioca la grande carta.

«Ma… Lo possiamo raccontare chi hai conosciuto ieri sera?»


Renée attraversa la piazzetta nella poca luce di un quartiere popolare. Delle ragazzine su un muretto si ammutoliscono al suo passaggio, dicono qualcosa a bassa voce mentre scompare nel buio di un androne.

Una consistente riga di coca viene aspirata da una cannuccia dorata.

Santino, un paffuto coetaneo di Renée, posa il vassoietto vicino al Joystick e accoglie la cantante in un appartamento dall’arredo raffinato.

«Che ti serve tesoro mio?» Chiede baciandola due volte sulla guancia. «Ho tutto quello che vuoi.» Poi si accorge delle sue occhiaie, Renée si stacca di mezzo passo guardando il tavolino.

«Tutto bene Adrià? È successo qualcosa?»

«Io da oggi non pippo più.» Dice alzando lo sguardo.

«Santì, lo devi dire a tutti quelli che comandi, non me la devono dare manco se li prego nei peggio modi. Hai capito?»

Renée, presa da un lieve tremore, sta per piangere.

Santino si avvicina, l’abbraccia. «Tesoro.»

Le prende il viso tra le mani, lei ributta dentro il pianto.

«Per te qualsiasi cosa, però lo sai che a Roma la coca buona non ce l’ho solo io…»

«E allora dillo anche con quegli altri.»

Sulle note di una partita di Fifa in pausa, Santino la fissa a lungo, la bacia sulla fronte per nascondere gli occhi umidi. «Disgraziata.»

L’abbraccia ancora. «Questa è la seconda volta che mi fai piangere.»

«E la prima qual è stata?» Chiede Renée guardando la coca.

«Quando ti ho vista al serale di Amici, appena hai attaccato E penso a te

«Lo sai che sto per registrare una cover?»


«Cioè, fammi capire, quindi lei ti avrebbe seguito fino Centocelle?» Sbraita Giulia.

Teo fa di sì con la testa, lei finisce il bicchiere con un sorso.

«Perché ti ha sentito cantare una sua canzone al semaforo…»

«Esatto.»

«E perché dopo non le hai lasciato il tuo numero. Cioè, Renée, mica--»

«Non lo so, te l’ho detto: ero un po’ brillo, in più sta botta in testa.»

«Eh, non è che ti ha fatto sognare tutto, no?»

Teo sfodera il sorriso del grande sciamano paziente.

«No tranquilla, quello no.»

Giulia finisce di bere, Teo si versa il secondo e Florio, carpendo la natura ostativa del silenzio appena cominciato, si alza per raccogliere i piatti assieme agli ultimi complimenti per la Gricia.

Arrivato da Teo, gli appoggia una mano sulla spalla, fa per dirgli qualcosa ma, quando schiarisce la gola, suona il campanello.

«Chi è?» Urla Giulia.

Essendo in piedi, va Florio e dopo qualche istante, con i piatti in una mano e la cornetta nell’altra, si volta verso Teo. «È, è per te, una certa Adriana cerca il proprietario della Micra.»

Teo attraversa la sala piombata nel silenzio, si sente solo piano la playlist chill out dalla cucina.

«Sì?»

«Ieri sera non ci siamo neanche presentati.»

Di fronte al citofono, Renée sorride.

«Teodoro, mi chiamo Teodoro.»

«Come va la testa?»

«Meglio, molto meglio.»

«Ti disturbo? Stavi cenando?»

«A dire il vero sì, cioè no, non è che disturbi, però sì, stiamo festeggiando un compleanno.»

Teo si volta verso Giulia. «Ti va di unirti?»


«C’É, CHE C’É,

C’É CHE PRENDO UN TRENO CHE VA

A PARADISO CITTÁ.»

Giulia, filmata da tutte le amiche, canta a squarciagola abbracciando Renée. In sala è stato allestito un karaoke davanti alla TV.

Sul finale di Destinazione paradiso, dopo l’ennesimo spaccatimpani, Teo si inserisce per salvare Renée.

La festeggiata chiede se con i video ci può fare le storie su Instagram.

«Ma tesoro.» Fa Florio di fianco.

«No davvero, nessun problema.»

Gli occhi delle ragazze sono tutti pieni di gossip mentre lei e Teo escono da casa.


«E tu, quando mi fai sentire di nuovo come canti?»

Renée lecca il gelato, lo guarda divertita seduta sul muretto.

«Mai più.» Fa Teo leccando il suo. «È stato perfetto così e tu ti sei gustata una grande performance.»

Lei gli dà una leggera spallata. «Però, mi sembri più sicuro di ieri.»

«Beh, dopo l’ospite che ho portato stasera a cena…»

«Ah, ecco allora perché mi hai fatto salire.»

Renée si avvicina al suo viso. «Mi hai usata.»

Teo deglutisce una scaglia di fondente, chiude gli occhi e inizia a baciarla, prima piano, poi sempre più forte, un uragano di saliva e cioccolato, finché la sua mano si inclina e un po’ di gelato cade sul vestito di Renée.

«Che coglione, scusa.» Fa per andare a prendere della carta in gelateria, ma lei lo afferra per un braccio, lo bacia di nuovo.

Vanno a casa di Renée e fanno l’amore con le dita appiccicose, poi nel letto parlano, è soprattutto lei a fargli domande e vista l’insistenza, Teo vorrebbe raccontare quanto è difficile inseguire il cinema mentre si ripulisce dalla coca, ma si limita alle note di curriculum, dai pochi take in Squadra Antimafia Palermo oggi, fino al provino con il regista Valerio.

Rifanno l’amore, parlano di cinema e musica, e fanno ancora l’amore perché il sole sta sorgendo.


Poco dopo, Teo esce da un bar con dei cornetti e una bottiglietta di tè.

Una chitarra blues suona morbida dalla Smart di Renée, rimane un istante a guardarla mentre ondeggia le spalle dentro l’abitacolo.

«La vuoi sentire un’anteprima?» Gli chiede mordendo il cornetto.

Teo, addentando il suo, fa sì con la testa. Lei beve un sorso di tè, rimette la base da capo e con il cornetto ancora in mano, appoggia sulla chitarra le prime parole di E penso a te.


«TORNO A CASA

E PENSO A TE»

Entrambi cantano a squarciagola alzando le mani in un coro da stadio. Come in un video musicale, attraversano la città che riparte.

Al semaforo un vecchio netturbino li guarda e quando arrivano a Centocelle, Teo le chiede il numero.

«Ti posso salvare cantante d’auto?» Fa Renée con il telefono in mano. Teo ride. «D’accordo.»

«Devi fare qualcosa con quel regista.»

«Lo so, mi aiuti a organizzare un piano?»

Renée ride. «Tipo?»

«Quando ti posso rivedere?»

Lei ci pensa un secondo. «Mai più, è stato perfetto così, e tu ti sei gustato una grande performance.»

Teo si lecca le labbra ridendo, ma non la guarda.

«Scherzo!»

Si prendono il viso prima di baciarsi.

«Sono chiusa a registrare fino domani mattina.» Fa staccando le labbra.

«Chiamami nel pomeriggio.»

Si danno un altro bacio.


Senza sapere bene cosa fare, ma spinto dall’entusiasmo della notte più passionale della sua vita, Teo entra negli uffici della società di produzione You-Tai, di cui il regista Valerio è socio.

Non lo trova, ma grazie all’energia con cui appoggia i gomiti al deck, si ingrazia la segretaria che gli consiglia di tornare l’indomani. «Nel tardo pomeriggio.»

Teo acuisce lo sguardo meglio di Brad Pitt di fronte a un panorama americano. «Perfetto.»


«De Longhi, perfetto dal chicco alla tazzina.»

Nella Micra continua a funzionare solo la radio.

Ancora parcheggiato davanti agli studi, Teo dà le ultime pacche sullo stereo.

Cantante d’auto ha troppo bisogno, inoltre deve assolutamente togliere la birra appassita sui tappetini, così, siccome deve un po' di soldi a Florio per l’affitto, va a ritirare e ci aggiunge un trecento extra.

Non importa se fra due mesi non saprà di cosa vivere, fa un lavaggio auto da quaranta euro e ne contratta altri cento per uno stereo a Porta Portese.

«Ma sì.» Pensa guardando il tipo che glielo monta per altri venti. «Forse devi ancora realizzare, domani esci con Renée. E poi tu non hai mai avuto veramente il pepe al culo, forse per questo non riesci a prenderti la parte giusta.

«Aho, t’ho collegato alla centralina che quanno metti in moto te parte come ‘no stereo de serie, ‘n lavorone fratè.» Dice il tipo finito il montaggio.


Teo passa il resto della giornata a casa, si ascolta tutte le versioni possibili di E penso a te, e per impararla a memoria, dopo averci pensato non poco, invece che Mina, sceglie Ornella Vanoni feat. George Benson.

E con l’immagine delle labbra di Renée che scendono verso l’ombelico, inizia a muoversi nella stanza, sussurrando le parole con Ornella.

Quando la canzone si ferma per la chiamata in entrata, li riapre.

È Renée, sta facendo una pausa, ha quasi finito. Gli chiede come ha passato la giornata e lui racconta della visita al regista Valerio.

«Ti sei messo avanti con il piano.»

Teo ride. «No, quale piano, devo inventare e basta.»

«Dai, se vuoi domani ti accompagno io, magari inventiamo qualcosa assieme.»

«Tu devi smetterla di dire se voglio, devi solo ordinare.»

Ride anche lei. «Chiamami domani allora.»

«Agli ordini.»

Renée si morde il labbro mettendo giù, con una sigaretta in mano guarda fuori dalla finestra del bagno-sgabuzzino.

Sente chiamare il suo nome dalla sala prove.

«Arrivo!»

Ma si blocca guardando il cellulare. C'è una chiamata in arrivo di Riccardo.


«Non so con chi adesso sei

non so che cosa fai

ma so di certo a cosa stai pensando»

L’indomani Teo, ai novanta su Via Casilina, tiene una mano sul volante e con l’altra regge un microfono che non c’è. L’ha imparata a memoria, come i tempi del semaforo che straccia con nonchalance.

Non c’è più la cassetta magica, il nuovo stereo ha il bluetooth.

«Telefono.» Dice guardando il cellulare nel porta bibite.

«Chiama Renée!»

«D’accordo, sto chiamando Renée.»


«La sua agente continuava a dirmi che potevo beccarlo alla sfilata di Fendi, lì ovviamente non lo trovo, ma… Chi cazzo è cantante d’auto?» Chiede Riccardo guardando sul tavolo il telefono di Renée.

«Oh nessuno.» Fa lei trasalendo. «Un programma TV che stanno per fare.» Si stropiccia il naso. «Tipo cantante che passa a prendere un fan in macchina.»

«Tipo Singing in the car

«Sì, esatto.»

«Ma perché in Italia devono sempre tradurre tutto? Comunque.»

Riccardo, preparando due rige, torna a raccontare dell’incontro per il feat. con Sfera Ebbasta.

Le pupille dilatate di Renée osservano lo schermo illuminarsi l’ultima volta, poi tornare nero.


«Sono al buio e penso a te

Chiudo gli occhi e penso a te»

Nel riaprirli per controllare se è scattato il verde, Teo decide.

Il rosso si spegne e sgasa con la consapevolezza che chiamerà un’altra volta nell’arrivarle sotto casa.


In sala Renée fa mente locale sulle cose da prendere.

Riccardo arriva dalla cucina, con una mano regge un borsone griffato, con l’altra passa a Renée il telefono. «Cantante d’auto ha chiamato un’altra volta.»

Renée capisce che non ha risposto e torna a respirare.

«Ma quanto pagano?».

«Non lo so, ne devo ancora parlare con Camilla.»

«E perché ti chiamano? Camilla non si è accordata prima per l’ingaggio?»

Renée si ferma con una maglietta in mano.

«Non lo so, non gliel’ho chiesto.»

Butta la maglietta nella borsa, Riccardo fa per chiederle qualcos’altro, lei sbotta.

«Senti, mi lasci finire? Ne parliamo dopo!»

«D’accordo, come vuoi.»

Riccardo tira su con il naso. «Ti aspetto giù.»


Teo si ferma con le quattro frecce di fronte a casa di Renée.

Fa un profondo respiro, vuole suonare il campanello e mentre fissa il portone, vede uscire un uomo con una borsa. Quel viso gli dice qualcosa, un brivido per la schiena.

Non sa se c’è il vero cognome di Renée sul campanello.

Riccardo entra in un grosso Suv.

Teo arriva di fronte al portone, lungo la colonna di cognomi trova in cima Renale A.


Renée, sempre in sala a far mente locale, si incammina come una iena verso l’ingresso.

«Oh! Ti ho detto che arrivo!»

«Renée, sono, sono Teo, Teodoro.»

Silenzio.

«Scusa se sono venuto fin qui, ho provato a chiamarti e--»

«Te ne devi andare.»

«Ei, ma--»

«Oh, ci senti o no? Te ne devi andare, lasciami stare.»

Altro silenzio.

«Ma è successo qualco--»

«Cantante d’auto di sta minchia, te ne devi andare, hai capito sì o no?»

«Ma--»

«Oh, giuro che se non te ne vai chiamo la polizia e dico che c’ho ‘n matto sotto casa, Te ne vai adesso?»

Ultimo silenzio, poi Renée riattacca, si porta una mano alla bocca chiudendo gli occhi.

Teo, come preso da un leggero tremolio che lo comanda, torna in auto.

Mette in moto, E penso a te parte in automatico.

La sua mente viaggia tra milioni di ipotesi, poi alza lo sguardo sul portone e sul finale della canzone, la vede uscire coperta da grandi occhiali da sole.

L’osserva raggiungere la macchina di Riccardo con un trolley, e quando il SUV passa accanto alla Micra, Teo si abbassa.

CHITARRA BLUES di George Benson.

Si rimette seduto con le prime lacrime a rigargli il viso e senza rendersene conto, inizia a sussurrare che è troppo grande la città. «per due che come noi non sperano però

si stan cercando, cercando…»

Inizia a fare di sì con la testa, guarda l’ora.

Un piano, per quanto fantasioso, ce l’ha davvero. Certo, avrebbe voluto riderne con Renée, ma adesso non sembra piú tanto spassoso.

Si asciuga un’altra lacrima, è ancora in tempo per passare dal regista Valerio.


«Permesso?»

«Sì entra pure, arrivo subito!»

Valerio è nel bagnetto dentro l’ufficio, Teo sente lo scarico e dopo aver chiuso la porta dietro di sé, gira anche la chiave nella serratura.

«Eccolo!» Dice Valerio uscendo. Dopo averlo salutato, va a sedersi alla scrivania e lo invita ad accomodarsi di fronte.

Teo schiarisce la gola.

«Io Valerio non sono qui per il provino o altre questioni di lavoro.»

Il regista, sorpreso, l’invita a continuare.

«Sai, dopo l’altra sera ci ho pensato molto. Dante era troppo insistente, ma su alcune cose aveva ragione.»

«Cioè?»

«È che…» Teo si avvicina, lo guarda con tutto l'amore che Renée gli ha tolto.

«Il desiderio di provare ce l’ho, solo che in quella situazione non riuscivo, cioè, ci eravamo appena conosciuti, ero concentrato sul provino.»

«Certo.»

«Invece adesso.» Continua sfiorandogli il dorso della mano.

«Non penso ad altro.»

E così dicendo, con gli occhi sempre fissi nei suoi, si fa indietro e lo guarda fino a scomparire sotto la scrivania.

Gli appoggia una mano sul ginocchio, la gamba del regista ha un fremito.

Con il cuore a mille, inizia a salire lungo la coscia, arriva al cavallo dei Jeans, sente il suo gonfiore. Deglutisce, fa scendere le dita lungo la cerniera senza aprirla.

«Devo chiudere la porta.» Dice Valerio trasalendo.

«Già fatto.»

Teo continua a muoversi sulla cerniera, su cui appoggia anche le labbra.

Deglutisce ancora e si sfila il cellulare dalla tasca, lasciandolo a terra.

Con entrambe le mani gli slaccia la cintura, gli abbassa i pantaloni e poi le mutande, piano.

Chiude gli occhi, i peli del pube gli entrano nelle narici, lo sente ingrossarsi sulla lingua.

Il regista butta gli occhi al cielo.

Raggiunta l’erezione, se lo toglie dalla bocca e con l’altra mano riprende il telefono, apre la fotocamera e mentre continua a masturbarlo, inizia a registrare un video.

«Riprendilo in bocca ti prego.»

Lui però glielo lascia e senza perderlo dall’inquadratura, inizia ad arretrare sulle ginocchia, appena non sente più la scrivania sopra la testa, porta il telefono davanti al viso e reggendosi con una mano, inizia lentamente ad alzarsi.

Trasognato, Valerio abbassa lo sguardo e vede spuntare il telefono puntato su di lui.

«Ma che cazz--»

Si riveste alla meno peggio.

Teo stoppa il video, rimette il telefono in tasca e lo afferra per la mandibola. «Piccolo regista peloso, ascoltami bene perché ‘sto discorso te lo faccio una volta sola.»

Gli stringe ancor di più la mandibola. «Tu adesso mandi affanculo tutti quelli a cui hai promesso la parte, non me ne frega un cazzo se ci sono già delle firme; mi dai quella cazzo di parte e mi cambi la vita, se no la vita te la cambio io. Chiaro?»

Valerio lo fissa allucinato.

«Chiaro sì o no?»

Gli fa cenno di sì.

«E non ti consiglio di denunciarmi, perché è vero, mi rovini, ma ti assicuro che anche la tua carriera finisce lì. Penso che a un certo tipo di giornalismo italiano non dispiacerebbe affatto avere un piccolo Weinstein di cui narrare le avventure, non trovi?»

Valerio fa di nuovo sì con la testa, Teo gli dà uno schiaffo di media intensità.

«Bravo, sono sicuro che sul set andremo d’accordissimo.»


«Certo, non dico che il nostro sia l’unico metodo.»

Nel giardino di un grande casale, una dottoressa in abito da sera parla a un pubblico variegato seduto di fronte a lei.

«Altri colleghi lavorano egregiamente perché, al di là della forma, quello che conta veramente è crederci.»

La dottoressa sorride alla prima fila. «Crederci sempre. Per questo siamo felici di avere con noi stasera un ospite davvero speciale.»

Delle gambe di uomo si accavallano in pantaloni blu.

«Nonostante la sua carriera appena sbocciata, sin dalle prime interviste, non ha mai nascosto una battaglia che noi tutti conosciamo bene. Sono onorata di presentare l’attore di teatro, cinema e televisione, Teodoro Smacca. Un bell'applauso.»

Teo si alza dalla prima fila.

Sono passati quattro anni dal suo ingresso a piedi pari nel mondo del cinema.

Prende il microfono e aspetta che finisca l’applauso.

Osservando il pubblico, la vede subito.

È in fondo nell'ultima fila, ha i capelli più corti ed è l’unica che non applaude, ma gli occhi di Renée, nel farsi liquidi, gli sorridono tanto.



fine


da Cantante d’auto – racconto deposito Patamu n. 184763 del 27/07/2022

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