Italian Social Victim - parte 1

Aggiornato il: 30 lug 2020



Senza accorgermene il piano si presentò già bello che pronto, tirarsi indietro era un’opzione a cui avevo rinunciato tempo fa, non mi restava altro che ballare sulla musica che avevo scelto.

Avevamo cambiato look, io mi ero rasato a zero e avevo tolto la barba, Vins invece se l’era fatta crescere e si era tinto i capelli di biondo. Grazie alle solide finanze del mio amico i documenti falsi erano arrivati in mattinata, comprammo nastro americano, 50ml di barbiturici e 50 metri di corda sottile da arrampicata.


Dopo aver imparato a fare nodi rapidi e stretti, non restava altro che ripassare al meglio i passaggi di quello che, con molta probabilità, sarebbe stato l’ultimo capitolo di Italian Social Victim, almeno per un po’.

Come le celebrità più leggendarie, il nostro obiettivo era quello di raggiungere la cresta dell’onda, per poi scomparire prima che si spegnesse verso la riva.

E Io e Vins c’eravamo quasi.

Per via dei servizi al telegiornale la nostra pagina aveva dovuto cambiare nome più volte, ad ogni riapertura aggiungevamo un puntino a quelle tre parole che ormai erano diventante l’argomento di maggior tendenza sui divanetti di svariati salotti tv.

Da più di dieci anni Instagram, Facebook, e più recentemente TikTok, si erano instaurati nel costume cambiando per sempre diversi aspetti della società, ma a me e Vins, uno su tutti ci dava sui nervi, ed era quello che volevamo denunciare con il nostro progetto; cioè come i social avessero cambiato il modo di diventare famosi.

E alla fine, con molto rammarico, pensammo che il metodo più efficace fosse proprio attraverso i social stessi.


Avevamo cominciato col volto mascherato parlando in video del futuro freddo, falso e consumista, che stavano creando. Poi ci rendemmo conto che il genere complottistico apparteneva più al web degli anni Novanta, e ci ritrovammo a divertirci, tra l’altro facendo molte più view, nel prendere in giro chi dei social aveva deciso di farne uno stile di vita.

Se per strada, o ad un evento pubblico, trovavamo un’influencer fare una diretta, ci infilavamo nell’inquadratura per infastidirla, per metterla in ridicolo; quando poi le vedevamo immortalare i loro piatti al ristorante, ce le mangiavamo proprio. Non aveva importanza che fossero davvero influencer, ci bastava notare la costruzione del loro entusiasmo quando architettavano il post della serata. Ci piaceva inoltre sbattere apposta per strada contro quelli distratti dagli smartphone, o rovinare l’atmosfera durante le pose di alcune modelle de noialtri.

La depravazione con cui sguazzavamo nel rituale della condivisione iniziò a produrre sketch oggettivamente divertenti, e quindi cliccati. Avevamo cultura, argomentazioni e frustrazioni da sfogare, lui era l’attore, io il regista, anche se in fondo comandava lui, e per lo più mi ritrovavo ad essere il testimone con cinepresa dei suoi colpi, certi di genio, altri semplicemente di testa. Come la trovata delle due pistole da portare a Milano, a cui mi opposi subito, ottenendo come contentino la promessa di non caricarle.


Vins aprì il prosecco, stese due righe e io tirai in silenzio, si accese il paglino, mi passò il mio e chiamò la proprietaria dell’appartamento a City life, confermandole che saremmo arrivati domani per affittarlo due notti.

Al nostro piano avremmo trovato un'altra casa super lusso, quella appena acquistata da Riccez e Milena Valle, la coppia più spiata del social jet set, in altre parole, le due web star che avevamo deciso di sequestrare.

La nostra idea, o meglio, quella di Vins, era di un’intervista a tutto tondo, sincera e senza veli. Come location avevamo pensato allo splendido salone intravisto nelle loro storie quotidiane. Vins li aveva immaginati legati a delle sedie e vestiti di sola biancheria intima, la stessa che sponsorizzavano in coppia nelle loro storie, ci mancherebbe.

La serata designata era quella della festa per l’uscita dell’ultimo disco di Riccez. Vista la presenza di telecamere al piano, il portiere h24 del palazzo sarebbe stato distratto dalle escort amiche di Vins, ma l’ansia più opprimente rimaneva quella di un’ulteriore security, dopo aver appreso che Riccez era andato ad una sfilata di moda con la guardia del corpo.


Arrivò il giorno del party assieme al grido della parte più coscienziosa della mia anima, quella che ormai urlava senza voce, messa a tacere deglutendo l’amaro della coca.

Durante il pomeriggio fui io per la prima volta a bere e pippare di più.

Vins era entrato in quello stato di semi isolamento in cui si immergono certi performer prima che si apra il sipario, andava avanti e indietro ripetendo le tesi da sviscerare, gesticolando con la pistola che in un paio di passaggi usò pure a mo’ di microfono.

Poi verso le sei e mezza ordinò del sushi, pippò tutto quello che non aveva tirato prima e posò gli occhi su di me, vidi le pupille dilatarsi mentre alzava la pistola a mezz’aria.

Guardò dritto davanti a sé, puntò il vuoto e mise lo smartphone come la torcia di un poliziotto nel fare irruzione. «Scatta Ale, la nuova immagine del profilo.»

Nel silenzio della sala sentimmo dal pianerottolo il tacchettio delle prime invitate, dopo la consegna del pony express avevamo lasciato la porta aperta.

Al nostro piano c’erano due piccoli corridoi agli estremi di quello centrale, come a formare una “s” stilizzata vista dall’alto.

Ci accucciammo lungo la parete del nostro angolo cieco, e per tre ore non feci altro che tremare fissando le due pistole infilate dietro i pantaloni di Vins. Non ebbi nemmeno il coraggio di chiedergli se fossero cariche, lui ovviamente sentì tutta la mia agitazione e quando tornai per l’ennesima volta dal bagno mi prese il viso tra le mani. «Te l’ho detto, dopo questo ti prometto che ci fermiamo, e ci dedichiamo solo alla scrittura del nostro primo film, ho deciso, so cosa fare del mio futuro, apro assieme a te uno studio di produzione.»

Aveva sempre saputo quando giocarsi le frasi migliori, ma per la prima volta ebbi troppa paura per sognare assieme a lui.

Sempre a bassa voce mi chiese di controllare ancora il materiale nello zaino, poi guardò l’orologio, erano le tre e mezza, il grosso della gente se n’era andato e la porta si aprì di nuovo.


Guardai Riccez e Milena salutare quella che Vins aveva deciso essere l’ultima coppia di invitati. «Sono sicuro, ho contato tutte le quarantanove persone entrate.»

Le due web star mi sembrarono all’improvviso una coppia di giovani qualsiasi, alticci e stanchi nel salutare gli amici.

«Dammi il passamontagna.»

Fece lo squillo alle escort in attesa di fronte al palazzo, mi incappucciai e gli andai dietro, tirò fuori le pistole e in un attimo fu con le canne all’altezza delle loro tempie.

«Se urlate vi ammazzo, se non state fermi vi ammazzo, qualsiasi cosa facciate vi ammazzo. E ora ascoltami bene.»

Si rivolse alla ragazza. «Adesso tu suoni da Riccez e gli dici che ti sei scordata il telefono.» Lei esitò e per convincerla stampò il calcio della pistola sul cranio del suo ragazzo, che crollò a terra all’istante. Dopo aver avergli sentito il respiro lo trascinai via dalla visuale dello spioncino. Vins aspettò che finissi di legarlo e si nascose con me, lasciando la ragazza tremante di fronte alla porta.

Tagliai un pezzo di nastro americano e Vins suonò il campanello.

Appena sentì girare il pomello diede una manata alla ragazza facendola cadere, mi buttai su di lei, le misi le ginocchia sopra la pancia e, con la testa in alto per non farmi prendere dalle sue mani, le stesi il nastro sulla bocca.

La trascinai di peso dentro e la legai alla meno peggio, poi tornai fuori a prendere il suo ragazzo.


Dentro non sembrava esserci nessun altro, Vins aveva sotto tiro le due web star, dopo essermi chiuso la porta vidi il nodo sulle mani della ragazza iniziare a cedere e, non so perché, urlai al mio socio di occuparsene. Lui mi passò le pistole e andai a puntarle su Riccez e Milena che, per la prima volta, guardai negli occhi.

Vins prese dal mio zaino la siringa e la boccetta di barbiturici, non potevo voltarmi, lo sentii schiaffeggiare la ragazza che urlò fino all’ultima cinquina, fino a quando, con un suono che sembrò venire dal mio cuore, prese a squillare il telefono vicino al divano.

«Chi cazzo è?» Urlai.

Vins lasciò la ragazza, prese il cordless e si ingobbì nell’andare verso Riccez.

«Rispondi tranquillo, prova a fare scherzi e ti squarto la ragazza in faccia.»

La voce del rapper non poté che tremare nel dire. «Pronto…»

Ascoltò concentrato per qualche secondo e mise la mano sopra il microfono, guardò Vins tra la confusione e il terrore.

«Il portiere mi ha detto che ci sono giù tre ragazze, dicono di essere invitate alla festa e chiedono di salire.»

Vins si voltò e mi guardò con un sorriso celestiale, tornai a guardare subito la Valle, lui fece dire al rapper che si erano sbagliate e dopo avergli strappato il telefono lo scaraventò contro la televisione a muro. «Dov’è il tuo cellullare che gli faccio fare la stessa fine?»

«In camera mia.» Rispose e non riuscii trattenere un sorriso nel guardare Vins fargli il ganascino sulla guancia per complimentarsi. Mi voltai per chiedere il telefono alla Valle ma proprio in quell’istante iniziò a correre attraverso la sala.


Vins urlò qualcosa, buttò a terra Riccez, La Valle raggiunse il corridoio su un lato della sala ma come un grande difensore riuscii a prenderle il tempo, le feci uno sgambetto perfetto e volò contro la parete all’inizio del corridoio, mancando per un pelo lo spigolo con la testa.

Col furore di un’amazzone ferita si rialzò e disse.

«Siri, chiama sorella.»

Ci misi un attimo a vedere il telefono illuminarsi su un mobiletto del corridoio, lo prendemmo insieme, iniziò a squillare, le puntai la pistola alla tempia e spinsi il tasto rosso sulla prima parola. «Milena?»

La trascinai nella camera da letto e mi feci dare il telefono del suo ragazzo, Vins urlò qualcosa mentre la riportavo in sala, Riccez era legato a una sedia e ce n’era un’altra accanto a lui. Ci sbattei la Valle e le puntai ancora la pistola in testa, premendo più forte.

«Manda un vocale a tua sorella e dille che ti è partita la chiamata.»

Anche lei superò la prova e la legai stretta alla sedia. Vins intanto, per sicurezza, fece una puntura al ragazzo ancora svenuto e posizionò il treppiede con la telecamera.

«Vi diamo tutti i soldi che volete.» Urlò Riccez, la sua ragazza lo seguì in coro e Vins assunse una posa divertente, se avesse avuto un frac malmesso e un po’ di trucco sarebbe stato uguale a uno degli ultimi joker.

«Vi ringrazio carissimi, ma non ci interessa, noi da voi vogliamo altro, vogliamo conoscere il talento dietro una star al tempo dei social.»

Ancora una volta Riccez e la sua ragazza ci guardarono tra la confusione e il terrore, Vins entrò in scena, prese il nastro americano dallo zaino tagliandone due pezzi. «Siccome siete stati cattivi non vi daremo la possibilità di rispondere, vogliamo parlare un po’ noi, voi lo fate già così tanto durante le vostre dirette.»

Mentre li tappava la bocca mi andai a posizionare dietro la videocamera e, nonostante avessi già percorso più volte la grande sala, solo in quel momento mi accorsi che buona parte era visibile all’esterno per un pezzo di vetrata lungo la parete.

Avvertii all’istante Vins impegnato a regolare i faretti vicino all’ingresso, andò di corsa alla vetrata e studiò gli ultimi due piani del palazzo di fronte, poi si voltò alzando le spalle.

«Non c’è nessuno, e anche se li spostassimo qualcosa si vedrebbe comunque, poi dai, guarda che bella luce soffusa che ho creato per il video…»

Non mi sorprese la sua risposta, ma il fatto che stesse facendo il coglione per nascondere un particolare non calcolato.

«Peccato, ci siamo scordati di svestirli prima di legarli.» Disse con lo stesso tono scanzonato, poi aggiunse. «Dai Ale, cominciamo.»

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