VOCE DI DONNA - capitolo 2

«Buongiorno Furietto mio, qui è sempre Emi in diretta dalla radio del tuo cuore. È ora di alzarsi!»

Non era un sogno, era squillante realtà.

Provò a chiedere spiegazioni ma voce di donna impose un’incalzante tabella di marcia, a cominciare dal trattamento del piccolo ematoma sopra l’occhio, seguito da un’abbondante colazione e dal ripasso degli ospiti.

«Dovresti cambiare giacca.» Gli suggerì nell’uscire, ma Furio era così dinamico, così concentrato sul cellulare ad approfondire Sarrafico, un ex Senatore della Repubblica, che voce di donna non insistette, felice di vederlo uscire in anticipo, come ai tempi in cui dovevano ancora affidargli la diretta TV.


«Furio, che dici, cambiamo giacca che è la stessa di ieri?»

Chiese la costumista in camerino, dopo aver lasciato un foulard a Elisa.

Togliendola, caddero i fazzoletti di Melania dalla tasca interna.

«Tranquillo, non li tocco.» Fece subito la collega con una risatina.

«Osservala bene in faccia miss simpatia.» Disse allora Emilia. «La vedi quella puntina di eyeliner sotto l’occhio? Magari serve a lei un fazzoletto.»

Furio mosse un passo verso la compagna di conduzione.

«dai, senza paura, lo so che lo vuoi fare.»

Le arrivò vicino come non era mai successo, per questo a Elisa si fermò il respiro mentre Furio, con delicatezza e decisione, spinse il dito sulla punta di eyeliner nella parte alta della guancia.

Gliela fece notare con un sorriso che la spiazzò ancor di più.

«Lo fai tu allora Serrafico in apertura?»

«Certo.» Rispose lei, fissandolo mentre si metteva la nuova giacca che la costumista aveva intanto portato.

Senza rendersene conto, appena il regista chiamò la messa in onda, Furio tornò il brillante conduttore che era prima di Melania, ma la magia durò il tempo della trasmissione, resistette il pomeriggio in redazione e appena uscì dal lavoro, pregò solo di vedere un suo messaggio: ehi, come stai? Che fai?

Avrebbe barattato il suo stipendio con quello dell’ultimo stagista per quelle parole e quando non le vide per l’ennesima volta, arrivò un vuoto che riempì con un carosello di imprecazioni nel traffico.


Emilia, per scaricare, lo invitò a farsi una corsetta a Villa Borghese. Cosa che fece anche il giorno dopo, ma al terzo, nell’evitare il sorriso di una runner MILF, perse completamente il ritmo, fermandosi stremato sulla prima panchina.

Vista la confidenza crescente con Emilia, decise ansimando di chiederle aiuto.

«Lo sapevo che sarebbe arrivato questo momento.»

«Ti prego Emi. Mi piace da morire.»

«Eh, forse è proprio questo il problema. Lo sai che la stai idealizzando questa ragazza, sì?»

«Tutti idealizzano quando si innamorano.» Disse ad alta voce.

Una signora, passando, lo guardò stralunata e Furio le indicò il suo auricolare Bluetooth, a cui seguì un gestaccio appena si voltò.

«Sei un gran maleducato, sai? E sai anche di non essere uno stupido, e il fatto che non ti scriva più, è già una risposta, ma da donna, se vuoi, ti dico che puoi provare a metterla alle strette. Per quanto raffreddato, il vostro è ancora un rapporto possibile, giusto?»

Furio iniziò a drizzarsi con la schiena, facendo di sì con la testa.

«Scrivile che hai voglia di sentirla, chiedile una chiamata quando ha tempo. Devi essere consapevole che potresti farti male, ma intanto, vediamo come reagisce.»


Innanzitutto, reagì non rispondendo quella sera e anche se voce di donna sconsigliò di farlo, Furio andò a cercare risposte nelle sue storie Instagram e il fatto che fosse a un concerto con un’amica, lo tranquillizzò in maniera inaspettata.

«Per questo non risponde.» Disse a letto, nel silenzio della camera.

«Infatti, starà pensando a cosa dirti domani.»

Furio non notò la sfumatura del tono di Emilia. Stanco e speranzoso, appoggiò finalmente il telefono, addormentandosi con il cuscino stretto al petto.


La risposta arrivò a metà del pomeriggio seguente. Furio tolse subito il messaggio dalla schermata per non leggere l’anteprima, lo conservò come un tesoro e su suggerimento di Emilia aspettò di arrivare a casa.

Si fermò a fare la spesa per far dilatare quel momento, entrato in appartamento mise una birra in freezer e scese dal portiere per ricordargli della credenza. Non lo trovò, aspettò cinque minuti, gli scrisse un biglietto e tornò su, uscendo nell’ombra del suo piccolo terrazzino con vista.

Scrutando i giardini sugli attici attorno, tra parole d’amore e oasi di gerani, pensò perfino di rimandare la letta al giorno dopo. In fondo, era sempre un giornalista televisivo.

«Non esageriamo, dai, tira fuori la birra e leggi!»

Furio diede una lunga sorsata e appoggiò la bottiglia sul tavolo. Prese in mano il telefono e dopo un profondo respiro, lo sbloccò.

-Ehi ciao, ti volevo dire che dopo la nostra uscita ci ho pensato tanto e al momento non me la sento di continuare questa frequentazione. Però conoscerti mi ha fatto troppo piacere, sei una bellissima persona e vorrei davvero continuare a sentirci in amicizia-

A Furio cadde il cellullare dal lato dello schermo.


Celeste (23) e Ana (29), due ragazze sudamericane in shorts, maglietta scollata e sobri occhiali da sole, entrarono in una famosa boutique di Via Del Corso.

Ana, guardando Celeste provarsi un abito da sera, domandò.

«Quindi, adesso che hai raggiunto la tua cifra, che farai?»

«Me li spendo tutti in vestiti!»

Celeste si guardò soddisfatta l’ultima volta prima di voltarsi.

«Non lo so, ora che con la lingua me la cavo e ho due soldi da parte, vorrei cercare un altro lavoro e…»

«E cosa?»

«Niente è che… È un po’ che ci penso, mi, mi piacerebbe conoscere un ragazzo.»

«Un ragazzo?»

«Sì, un ragazzo. Magari italiano, un po’ più grande, dolce, che mi abbracci e mi porti in giro.»

Ana la guardò abbassando gli occhiali.

«E con un buon lavoro, certo.» Aggiunse Celeste prima di voltarsi di nuovo verso lo specchio. «Tu non ci hai mai pensato in questi anni?»

Ana tirò su gli occhiali e dietro di lei comparve la commessa.

«Le sta un incanto signorina.»

«Lo so» Disse Celeste ammirandosi ancora. «Quanto costa?»


«Niente , non voglio niente, basta che mi dici cos’hai.»

Furio aveva appena infilato la sua SIM nel “vecchio” telefono di Samuel e per un attimo, alzando lo sguardo, pensò di raccontare di Emilia.

«Lascia perdere, non capirebbero.»

«Oh, allora? Ancora quella di Milano?» Insistette l’amico avvocato.

«Mi ha detto che non se la sente di continuare.».

«No vabbè.» Disse Tino posandogli un Gin Tonic davanti. «Allora, tu adesso ti ricordi che sei un bel ragazzo, hai una bella casa e lavori nella televisione, lo sai quante-»

«No , il problema è più profondo.» Fece Samuel prima di rivolgersi di nuovo a Furio. «Me lo dici da quanto cazzo non scopi?»

«Che delicatezza.» Commentò Emilia e il giornalista si accese.

«Lo sai, sono più di due anni, quindi? Me le sono già fatte le mie scopate in giro, io voglio, voglio-»

Iniziò a singhiozzare.

«Voglio solo riuscire ad amare una donna, abbracciarla, fare un viaggio assieme e-» E partì a piangere.

Samuel e Tino si scambiarono uno sguardo, le sopracciglia di entrambi sfiorarono l’attaccatura dei capelli.

«Vie’ qua cucciolo.» Sospirò Samuel abbracciando l’amico.

L’avvocato decise di prendere in mano la situazione.

«Te va d’ascortarmi ‘n attimo?» Domandò togliendogli le mani dalla faccia.

«Scusate.» Sussurrò Furio prendendo un pezzo di scottex dal tavolo.

«Ma scusa de che? Allora, io ‘na soluzione ce l’ho e ti assicuro che è l’unica cosa concreta che puoi fare.»

«Sentiamo.» Disse Furio asciugandosi l’ultima lacrima.

«A mignotte hai detto che non ci sei mai stato, giusto?»

«E sarebbe questa la soluzione?»

«Ci sei mai stato si o no?»

«No, non voglio pagare una donna per il sesso.»

«Bravo il mio Furietto!»

«Ma perché, in un certo senso, non paghi anche le altre per scopare? Si capisce, lo fai con tutte le tue intenzioni pure che conosciamo, ma quante cene, viaggi e regali fai per poi rimanere deluso? Solo ‘sto weekend a Milano quanto ti è costato? Tra albergo e treno, mezzo millino, giusto? Ecco, io con meno della metà ti faccio conoscere un angelo.

«Sentilo il signore della fica.» Squillò Emilia.

«Si chiama Celeste, è ‘na mia cliente.»

Furio cercò e trovò il Gin tonic sul tavolo.

«Ascolta me, sarebbe banale cercare di convincerti con le sue mercanzie, nel caso, lo scoprirai tu. Vorrei solo che riflettessi su una cosa. Hai bisogno de svoltà e a volte, per un uomo, così come per una donna, la svolta passa per una scopata.»

«Della sana psicoterapia invece no, eh?»

«Anche se mignotte.» Proseguì Samuel. «Sono sempre delle donne e offrono un punto di vista sul sesso completamente diverso, fidati, non fa male cambiare prospettiva; solo una volta, per provare…»

«No vabbè, ma ci rendiamo conto del livello di ascolto partecipato dei tuoi amici?»

Furio si voltò verso Tino cercando un appiglio che non trovò.

«Lo sai quanto rispetto il tuo essere un etero dolce e sensibile, però, devo dire che in questo momento forse non ti farebbe male.»

«Ogni uomo dovrebbe provare almeno una volta.» Ribadì Samuel.

Tino non trattenne un sorriso. «Confesso che anche io ci sono stato prima di capire che le donne non facevano per me.»

«No, questa non me la ricordavo.» Sbraitò Samuel sconvolto.

«Perché non l’avevo mai detto.»

L’avvocato cavalcò l’inaspettato sorriso di Furio, girò il tavolo e passò il braccio attorno le spalle dell’amico.

«Ti mando il suo numero su WhatsApp. Mi prometti che ci pensi?»


Furio quella notte fissò ancora il panorama dal suo terrazzino.

Aveva rassicurato Emilia, la sola idea di pagare per il sesso lo disgustava. A lei però non stava piacendo quel modo di continuare a bere e lo invitò di nuovo a rispondere a Melania.

«Ma basta, cosa le devo dire? Ci vorrei anche provare a restare amico, però cazzo, se ne è fregata completamente della mia richiesta di chiamata, che sarà una cazzata eh, però, per due che vivono lontani, la chiamata ha un valore diverso e poi, se sono così una bella persona, se ci tiene così tanto alla mia amicizia, perché non è riuscita a dirmelo al telefono? Se mi avesse detto le stesse cose con la sua voce, magari emozionata visto che stai spezzando un cuore, ecco, sarebbe stato completamente diverso. Certo, ci sarei rimasto male, però almeno avrei detto: cazzo, che donna. E ti arrivo a dire che proprio quella telefonata sarebbe stata poi la base per l’amicizia. Ma come faccio con una così fredda?»

«Bravo Furio, bravo. Allora vedi che ti faccio bene? Mi spiace, ma condivido in pieno. Ora sai cosa fai? Quello che hai appena pensato glielo scrivi, senza questa foga, mi raccomando, elegante come sai fare. Poi ciao, la scordi, ok? Perché, voglio dire, è davvero questa la donna che vuoi così tanto amare?»


«Non so cosa rispondergli.» Fece Melania sbuffando l’ultima nuvola di IQOS.

«Ma tesoro, cosa devi rispondergli? L’hai appena scaricato. Cinguettò Chanty facendosi distrarre da due bei ragazzi di passaggio.

«Sì, però ha ragione.» disse Giovanna tornando a guardarla, anche lei distratta dagli stessi ragazzi.

«Cioè?» Chiese Chanty traducendo lo sguardo di Melania.

«No, dico solo che, se volevi davvero restargli amica, dirglielo a voce sarebbe stato più… Più bello sì.»

«Il culo di quei due era bello.» Borbottò Chanty trangugiando un tiger roll dell’aperitivo sushi. Melania invece abbassò leggermente il mento e alzò appena le sopracciglia verso Giovanna, a cui uscì tutto il meridione del suo tono.

«Amo’, lo sai che io sto sempre con te. Se ti sei sentita di mandargli un messaggio e basta, vuol dire che va bene così; solo, prima di capire cosa rispondergli, devi capire se ti interessa davvero la sua amicizia, tutto qua.»

«Ma Giovanna dai, sono quelle cose che si dicono così, a lei al massimo interessava altro, giusto tesoro?»

Melania nascose lo sguardo nel suo Caipiroska al passion fruit.

«Ma perché poi non…» Continuò Chanty.

«È che non è successo e basta, forse anch’io ero un po’ tirata, non lo so, questa cosa della distanza, e se poi mi piace davvero?»

«E ma se non ci vai a letto, non lo puoi sapere.» Disse Chanty rubando l’ultimo pezzo di sushi.

«Anche se.» Aggiunse Giovanna. «forse, il fatto che non sia successo è già un segnale che--»

«No.» La interruppe Chanty finendo di masticare. «A casa mia la regola è: prima si abbassano i pantaloni, poi se ne parla. Ho visto cose che voi donne non potete nemmeno immaginare, senti-» Disse afferrando il braccio del giovane cameriere di passaggio. «Perché non ci porti un altro piattino di tiger

Quello obbedì all’istante e appena si voltò, Chanty aggiunse.

«È colpa della mia passera dilatata. Non ci posso far niente.»

Giovanna levò lo sguardo con un briciolo di disgusto nell’iride e lo riportò su Melania, che aveva appena spento un mezzo sorriso trastullando la decorazione del drink.

«Allora, se è per la distanza, te l’ho già detto, non dovrebbe essere quello a fermarti, almeno all’inizio, però vedi tu, pensaci in questi giorni e poi al massimo gli rispondi. Cioè, lo chiami e chiami anche me se vuoi, però adesso lo finisci quel drink? Mi avevi promesso che ci sbronzavamo e organizzavamo il mio addio al nubilato-»

«Yuppy!» Urlò Chanty al cameriere che si riempì di gloria posando il piatto. «Adesso che ho capito che ci possiamo fidare.» Proseguì sempre lei col cameriere. «Ci programmi altri due giri uguali e altrettanti piattini, ok?» Concluse con un occhiolino e dieci euro di mancia nella sua tasca.

«E una pacca sul culo non gliela vuoi dare?» Chiese sconvolta Giovanna quando se ne andò.

Melania finalmente alzò il suo drink sorridendo davvero.


Furio abbassò lo sguardo con gli occhi prossimi al pianto, o forse solo gonfi di erba. Il barista non lo stava capendo, quelli che il venerdì rimanevano lì dopo l’una avevano sempre qualcosa di pesante da accompagnare con l’alcol.

Dopo aver passato la notte prima a comporre il messaggio, pensò di sentirsi meglio, invece la soddisfazione per averle scritto con il cuore lasciò presto spazio al solito vuoto.

Uscito dal lavoro, voce di donna era stata fantastica nel sostenerlo e Furio era riuscito perfino a ridere con il portiere mentre gli sistemava la credenza, con lei a suggerire tecniche per un approccio romantico con Dolores.

Furio aveva poi chiesto nuovamente delucidazioni ed Emilia gli aveva spiegato che, sulla botta in testa, aveva domandato al suo cuore il permesso di parlare chiaramente, almeno fino a che Emiliano non si fosse ripreso. Per questo, prima di cena, gli aveva anche ricordato di fare la risonanza.

Dopo lo invitò a cucinarsi qualcosa di sfizioso, ma Furio cedette all’improvviso. «Sono stanco di cucinare per me, io voglio cucinare per Melania!» E nonostante Samuel e Tino non ci fossero, decise lo stesso di uscire.

Emilia, cominciando a sentire profumo di perdizione, l’aveva spronato a cancellare il messaggio di Samuel. Tra un bar e l’altro avevano iniziato così a litigare, e più Emilia mortificava la soluzione dell’amico, più quella assumeva fascino.

«Non è mica sfruttata da un pappone, è una ragazza che liberamente ha deciso di fare questo per vivere all’inizio in Italia, mi dici in fondo che male c’è?»

Per la prima volta Emilia non gli rispose e vista l’ebrezza crescente di Furio, gli tolse proprio la parola.

Arrivato infine a quello squallido bar, con la prospettiva di un weekend solitario e un Gin Tonic annacquato davanti a lui, decise che non avrebbe passato la notte con i fantasmi dei ragazzi meglio di lui, quelli che intanto Melania stava di sicuro valutando a Milano.

Uscì in strada con il telefono all’orecchio.

«Pronto?»

La mano prese a tremargli leggermente.

«Sì, ciao Celeste, ti, ti chiamavo per l’annuncio.»



continua…


da VOCE DI DONNA – soggetto cinematografico

Dep. Patamu n. 182318 del 07/06/2022

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